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Medvedev: “Sinner può perdere, ma contro di lui devi fare tutto al massimo”

Daniil Medvedev arriva al Roland Garros con buone sensazioni dopo la semifinale raggiunta a Roma e una stagione sulla terra che, almeno sul piano del gioco, gli ha restituito fiducia. Il russo ha parlato soprattutto di Jannik Sinner, definendolo un avversario completo, contro il quale “tutto deve essere al massimo livello” per avere una possibilità. Spazio anche alla protesta dei giocatori per una diversa gestione degli impegni mediatici negli Slam, con Medvedev che ha sottolineato un’unità rara all’interno del circuito. Nel finale, il numero 11 ATP ha affrontato anche il tema degli infortuni e del calendario: una stagione più corta, secondo lui, potrebbe essere una strada per proteggere meglio i giocatori. MODERATORE: Arrivi da un ottimo torneo a Roma. Come ti senti? DANIIL MEDVEDEV: Mi sento benissimo. I tornei di Madrid e Roma, che mi piace considerare insieme, sono andati bene. In termini di risultati, ovviamente Roma è stata migliore, ma a livello di gioco in entrambi ho giocato bene, esprimendo un buon tennis sulla terra. Non vedo l’ora che inizi il Roland Garros. Non è sempre stato il mio miglior torneo, però sono riuscito a ottenere qualche buon risultato qua e là. È quello che proverò a fare anche quest’anno: cercare di spingermi verso un risultato migliore. MODERATORE: Domande. D. Hai messo Jannik Sinner di fronte al test più duro che abbia avuto da parecchio tempo. Una delle grandi domande del torneo maschile è: qualcuno può batterlo? E, se sì, come? Come spiegheresti agli altri giocatori il modo per mettere in difficoltà Jannik Sinner, almeno per rendere la partita combattuta? Ultimamente è stato molto raro vederlo davvero nei guai. DANIIL MEDVEDEV: Sì, è davvero difficilissimo. In realtà, anche guardando qualsiasi partita di quest’anno, perché credo ne abbia perse solo due, l’unico modo per batterlo è essere al massimo per tutto il tempo. Se qui parliamo di tre set, forse anche quattro o cinque, devi correre, essere forte, servire bene, rispondere bene. Deve essere tutto al livello più alto, perché nel suo gioco è tutto al livello più alto. Questa è l’unica possibilità, ed è quello che sono riuscito a fare a Roma, soprattutto nel secondo set. Nel terzo ho giocato un game un po’ superficiale al servizio e ho perso con un solo break. È un giocatore molto, molto difficile, un avversario complicato. Però dico sempre che lo sport è sport. Quindi può perdere. Se gioca come sta giocando adesso, c’è una grande possibilità che possa vincere tutto il torneo, ma in ogni turno ci sarà qualcuno dall’altra parte della rete che proverà a fare del suo meglio per batterlo. Quindi, se sarò io, in un certo senso sarò contento, perché credo potrebbe succedere solo in semifinale. E proverò anch’io. D. Un’altra domanda su questo tema. Tu sei uno che ama molto lo scambio sulla diagonale di rovescio. Anche lui è piuttosto bravo in quel tipo di scambio. Com’è trovarsi in uno scambio del genere contro di lui? Cosa ti passa per la testa rispetto a quando affronti un altro giocatore che magari non si trova così a suo agio in quella situazione come invece fate tu e lui? DANIIL MEDVEDEV: Credo che, rispetto a qualsiasi altro giocatore, la differenza sia che Jannik può decidere in qualsiasi momento di alzare il livello, diciamo così, e per esempio andare lungolinea. Non molti giocatori riescono a giocare il rovescio lungolinea e farlo quasi ogni volta come un vincente. Lui può farlo. Può farlo per tre set: entrare nel campo, andare lungolinea, colpire forte, e poi è velocissimo nel coprire il lato del dritto. Se provi, come si dice in inglese, a prenderlo in contropiede, andando sul suo rovescio, praticamente non lo prendi mai in contropiede, perché lui è già lì. Non è facile giocare contro di lui, ma allo stesso tempo devo dire che mi piace. Ho giocato delle partite davvero belle contro di lui, anche quelle che ho perso. È una sfida difficile, che cercherò sempre di vincere. So di aver perso molte partite contro di lui ultimamente, però alcune sono state abbastanza equilibrate. E allora mi dico: la prossima volta devo fare anche un po’ meglio e prenderlo. È quello che proverò a fare. D. Ho visto che oggi fai parte della protesta dei giocatori, giusto? Jessica Pegula era qui poco fa e diceva che chiedere ai giocatori di fare meno media è una cosa abbastanza facile. Si è parlato anche di boicottaggi, ma in generale pensi che i giocatori sarebbero disposti a fare cose che li danneggiano, cose che richiedono un sacrificio, per raggiungere questi obiettivi? Per esempio, oggi avreste potuto scegliere di non fare affatto conferenze stampa e sfidare il Roland Garros a multarvi. Pensi che i giocatori sarebbero disposti a farlo? DANIIL MEDVEDEV: Domanda difficile, perché ci sono dentro tante cose. Penso che in questo momento sappiamo cosa vogliamo come giocatori, ed è positivo, perché probabilmente è la prima volta, almeno da quando sono nel circuito, in cui i giocatori sono davvero uniti con qualcuno, direi, che segue la voce dei giocatori. Qualcuno c’è. E non vogliamo danneggiare noi stessi. Non vogliamo danneggiare nessuno. Vogliamo solo una discussione con gli Slam, perché abbiamo la sensazione che forse non vogliano discutere abbastanza. Stiamo provando a fare alcuni passi per avere questa discussione, tutto qui. Non credo che quello che stiamo facendo sia davvero negativo, perché è una cosa una tantum per vedere come va. E credo che qualche progresso ci sia, soprattutto dopo le parole di Jannik a Roma e cose del genere. Stiamo solo cercando di essere ascoltati, e di essere ascoltati proprio dagli Slam. D. Quanta differenza fa entrare in un torneo come questo senza Carlos? Ovviamente so che lo hai battuto all’inizio dell’anno, ma lui e Jannik sono stati così dominanti. Averne uno invece di due quanto cambia il tuo stato mentale? DANIIL MEDVEDEV: Sarò sincero: per me non fa differenza, perché è il Roland Garros. Non sono mai arrivato in semifinale qui. Prendo una partita alla volta. Certo, se fossi in semifinale, giocassi contro Jannik e sapessi che Carlos non c’è dall’altra parte del tabellone, potrei pensare: okay, forse è una sfida un po’ più semplice per provare a vincere tutto. Ma al momento non siamo lì. Sto giocando il primo turno, che al Roland Garros credo di aver perso sei volte. Voglio solo fare del mio meglio e provare ad andare avanti nel tabellone. Che Jannik sia qui o no non cambia molto il mio approccio al torneo. Come ho detto, magari se fossi in semifinale o in finale potrei rispondere alla stessa domanda dicendo: sì, sai cosa, lui non c’è, quindi potrebbe essere più facile vincere tutto. Ma in generale spero che Carlos torni presto. Presto, intendo dire che sappiamo che non giocherà Wimbledon, quindi spero che rientri il prima possibile da quello che ha, non so bene cosa abbia, perché ci piace vederlo sia nello spogliatoio sia in campo. D. Novak non fa parte di queste ultime conversazioni sulla protesta e su tutto il resto. Quanto vi danneggia non avere qualcuno come Novak, che è stato un leader in molte conversazioni fuori dal campo, coinvolto in questa fase specifica, ora che sentite di star cercando davvero di mettere pressione? DANIIL MEDVEDEV: Penso che non sia un problema, perché ho sempre detto, e anche questo ne fa parte, che ognuno può prendere le proprie decisioni, ed è una cosa positiva. Quando puoi prendere le tue decisioni, è la cosa migliore nella vita. Novak ha abbastanza esperienza e maturità per sapere cosa vuole fare e cosa non vuole fare. È sempre stato molto proattivo per i giocatori, in diversi movimenti e su diversi temi. Quindi non credo che questo danneggi il messaggio in sé. Non so se abbia già fatto il Media Day, ma probabilmente quando lo farà, o se lo ha già fatto, se gli chiederanno di noi dirà che ci sostiene, solo non esattamente su questa iniziativa legata ai media. Quindi pieno supporto a Novak, e sono sicuro che lui sostenga tutti i giocatori e tutte le persone coinvolte. D. Carlos Alcaraz non giocherà i due più grandi Slam estivi dell’anno. Quanto è pericoloso per il tennis il livello di potenza del gioco, che causa infortuni ai giocatori e toglie dal tabellone i nomi più importanti? Dominic Thiem non gioca più perché la sua carriera è stata condizionata da un infortunio al polso, lo stesso Del Potro. Lo vedi come un pericolo per lo sport? Si può fare qualcosa per ridurre la fisicità? DANIIL MEDVEDEV: Domanda molto difficile, perché ognuno ha una storia diversa. È davvero complicato. Non so, nel caso di Carlos: è successo durante una partita? Fuori dal campo? In realtà non credo che sappiamo esattamente cosa sia successo, quindi è molto difficile dirlo. Posso parlare solo più in generale. Ovviamente, se in qualche modo riuscissimo a trovare una soluzione, come nella maggior parte degli altri sport, per rendere la stagione anche solo due settimane o un mese più corta, questo ci darebbe più libertà di scelta. Se qualcuno volesse prendersi tre settimane di pausa dopo la stagione, oggi non è possibile. Se giochi a Torino, soprattutto, e poi ti prendi tre settimane di pausa, di fatto sacrifichi l’Australian Open. E nessuno vuole sacrificare uno Slam. Quindi, se ci fosse un modo per trovare una soluzione, che probabilmente non arriverà nei prossimi cinque anni ma magari tra dieci, per rendere la stagione più corta, credo che questo potrebbe aiutare molti giocatori in generale. E anzi, andando anche oltre, sono abbastanza sicuro che anche se questo significasse guadagnare meno soldi, perché ci sarebbero meno tornei, la maggior parte dei giocatori sarebbe d’accordo. È quello che si dice nello spogliatoio. Però, di nuovo, è una discussione lunga. È l’unica cosa che vedo come possibile aiuto per ridurre alcuni infortuni. ...

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